Lario. Arte. Riuso e riciclo creativo.
A Cernobbio, località turistica del Lago di Como, si trova Spazio Forno, il laboratorio-atelier dell’artista Erika Trojer che abbiamo avuto il piacere di intervistare…
A tu per tu con l’artista in un’intensa chiaccherata tra Arte, Io e Natura.

 

Cosa è per lei l’Arte?
L’arte per me non è nient’altro che l’espressione del proprio IO verso me stessa e poi interpretato d’altrui. Si possono trovare formule nuove e innovative, soprattutto tecniche e materiche, tali da dare messaggi che possano essere visti e recepiti, esteticamente e contenutisticamente , come dirompenti e originali in un’epoca che necessità di reinventarsi e riproporsi a livello concettuale e artistico, periodo di saturazioni inventiva.

 

Come ha deciso di avvicinarsi al riuso-riciclo creativo?
Ecco il punto di intersezione tra l’arte e il vissuto, la realtà quotidiana e la dimensione creativa: “Mi sono trasformata con naturalezza in artista. Riuscire a rianimare un oggetto destinato al rifiuto e ricreare una sua valenza, una sua utilità e una sua bellezza sono per me motivo di ricerca continua, uno spinto alla meditazione ma soprattutto una passione e una fonte di soddisfazione immense. Il mio “spirito guida”, da sempre, è il sentimento. Del resto questa mia attenzione spasmodica al riciclo è una forma di rispetto profondo per il creato. Significa che ogni pezzo della nostra storia ha un significato. Che siamo persone e in quanto tali uniche e irripetibili. E che ogni frammento della nostra vita di esseri umani su questa terra ci descrive e ci racconta”.
Da dove proviene questa passione? Da un notevole imprinting culturale. Me lo sono domandata molto spesso e ho trovato varie risposte nel mio passato. La passione per il riciclo nasce dalle mie solide origini altoatesine. Ecco il mio Dna: il mio legame forte con la natura spiega l’amore per il mondo vegetale e animale, il desiderio di purezza che ogni volta sogna le atmosfere e i suoni dell’amata montagna.
Nel “piccolo mondo antico” del mio caro Alto Adige rivedo le radici della mia attitudine al recupero. Sono nata e cresciuta in una famiglia molto semplice, dove niente doveva andare sprecato. Avevo una sorella maggiore e ovviamente io ero destinata a riutilizzarne gli abiti. Anche in questo devo essere grata alle mie origini. E in particolare a mia madre. Solo in occasione di particolari ricorrenze acquistava appositamente per me qualche nuovo vestito. Realizzava personalmente, a mano, i capi di abbigliamento a noi destinati. Rammento per esempio quei meravigliosi maglioni che ancor oggi apprezzo, anzi più di allora. Ma tutta la nostra vita, all’epoca, era impregnata di questa filosofia contraria all’”usa e getta” che ci impone il consumismo di oggi. Grazie agli insegnamenti di mia madre, ho potuto trasformare questa attitudine al risparmio in un divertentissimo lavoro che mi riempie di gioia e dà senso alle mie giornate. Ed è anche una forma di terapia scacciapensieri.
C’è chi va in analisi. Chi fa yoga. Io creo le mie opere e così rinforzo i legami con le mie radici profonde. Volevo fare un regalo di compleanno per mio marito. Ho realizzato il mio primo mosaico partendo da una serie di fotografie strappate che sono andate a comporre, nell’armonia dei colori e delle forme, il segno zodiacale della mia anima gemella. Mentre ho costruito il primo lavoro mi sono sentita immensamente felice e ho capito che su quella strada era mio dovere proseguire.

 

Ha un’opera a cui è particolarmente legata?
Ogni opera per me è un avventura. So da dove inizio, ma mai dove vado a finire. I miei pezzi sono molto diversi uno dall’altro e ognuno mi trasmette emozioni diverse. Il mio punto di partenza è sempre la ricerca di nuovo materiale scartato e frequento spesso discariche o posti dove trovo sfogo nella mia ricerca.
Spesso ci sono persone che mi chiamano e chiedono se posso trovare un utilizzo di cose che stanno buttando. Questo è molto bello! Anche i miei figli mi aiutano nella ricerca e arriva un sms la mattina presto dove vengo avvisata che c’è un tronco strepitoso da recupere sulla sponda del lago. Insomma le mie opere sono sempre un insieme di emozioni ed incontri e ogni pezzo potrebbe raccontare l’inizio e una fine, dove il pezzo finito è solo il finale di una lunga storia.
Ci sono alcuni pezzi da quali non riesco a staccarmi e rimangono con me allo Spazio Forno, dove lavoro e mi sento sempre in ottima compagnia. Alla base però ci sono sempre loro: i materiali che rischiavano di essere sommersi e che ora vengono salvati, perché accolti da una mano amorevole, da un gesto amico e fraterno che li alberga, con grazia tutta femminile, in sistemi di comunicazione nuovi.

 

 

Sara Biondi

 

 

Foto concesse da Erika Trojer

 

LARIO ARTE

ERIKA TROJER  ARTE SUL LARIO